Scenari medioevali

...amantata non son como vorria di gran vertute né di placimento; ma, qual ch'i' sia, aggio buono volere di senire con buona cortesia a ciascun ch'ama sanza fallimento: ché d'Amor sono e vogliolo ubidire..."

tempus fugit
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sabato, 12 luglio 2008



Gonnella buffone arrivò una volta in Puglia alla fiera di Salerno, s'addobbò d'una veste in forma che parea uno medico venuto d'oltramare; e trovata una scatola bassa e larga, e una tovagliuola bianchissima messa dentro, e distesala, su quella pose quasi trenta pallottole di stronzi di cane; e con questa in mano alla scoperta, e con uno de' capi della tovagliuola in su la spalla, giunse in su la detta fiera, e postosi da parte su uno desco, avendo seco un famiglio da lato, puose la detta mercanzia; e cominciando a parlare quasi gergone col famiglio, come venisse dal Torissi, fece trarre a sé diversa gente. Alcuni lo domandavono
- Maestro, che mercanzia è questa?
E quelli dicea:
- Andatevi con Dio; ella non è da fatti vostri, ell'è cosa di troppo valore, e non si fa per chi non ha da spendere.
E a cui dicea in una forma e a chi in un'altra, solo per aguzzar piú gli appetiti di quelli che erano d'attorno tanto che certi giovani, tirandolo da parte, li dissono:
- Maestro, noi ti vogliamo pregare che tu ci dica che pallottole sono quelle.

Elli disse che quelle pallottole aveano tanta virtú che chi ne mangiava pur una, subito sapea indovinare.

Dissono i gioveni:
- Che costerebbe l'una?
Rispose il Gonnella:
- Ella non può costare quello che non sia grandissimo mercato; però che voi sapete che dice il proverbio: «Fammi indovino e farotti ricco»; e io era povero uomo, e per averle usate sto sí bene che io son ricco, e non mi manca nulla; ma perché voi mi parete gentiluomeni, io vi torrò fiorini cinque dell'una.

Il Gonnella che pensava, come malizioso, al fine, dice a costoro, perché la fiera durava tutto il giovedí vegnente:
- E' ve li conviene pigliare in venerdí a digiuno tra la terza e la nona, però che è quel dí e quell'ora che 'l nostro Signore ebbe la passione; altrimente non avereste fatto nulla.

Fatto questo il Gonnella, il venerdí a buon'ora col suo famiglio e con la valigia sale a cavallo; venuta l'ora ch'e' comperatori desideravano, cioè di mangiare le pallottole per indovinare, due di quelli gioveni primi comperatori, volonterosi d'essere indovini, danno di morso a gran bocconi ciascuno in una, e subito l'uno sputa fuori, e dice:
- Oimè! che sono stronzi di cane, - e l'altro fa il somigliante; e subito vanno all'albergo, e domandono del medico che vendea le pallottole. Come giungono a lui, dicono:
- Maestro, tu ci hai venduto troppo cari li stronzi del cane; come noi gli avemmo in bocca, le sputammo.
Disse il Gonnella:
- Che vi dissi io?
- Dicesti che subito indovineremmo.
Rispose il Gonnella:
- E cosí avete indovinato -; ed essendo bene a cavallo, dà delli sproni elli e 'l famiglio e vannosi con Dio.

E giunti a Salerno, truovano degli altri che aveano comprata di quella mercanzia; chi s'era messo alla cerca da una parte e chi da un'altra, e chi si stava come smemorato, e ciascuno si doleva e stava scornato di sí brutta beffa. Alcuni altri, sappiendo la novella, cominciorono a cantare:
- A chi vuole indovinare, in bocca li possa un can cacare.

 

Dedicato a chi crede di avere la verità tra le mani… e in bocca.

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Medioevalia | luglio 12, 2008 15:13 | commenti (6) | link